Ricominciare da ciò che resta

All’inizio di un nuovo anno , mentre il mondo fuori sembra correre freneticamente verso il prossimo “nuovo” a tutti i costi, io ho sentito il bisogno di fermarmi nel mio laboratorio e fare l’esatto opposto.
Ho scelto di restare.
Ma restare non significa restare fermi.
Significa guardare al passato con un occhio nuovo: un occhio critico, ma mai nostalgico.

La nostalgia è un velo malinconico; l’analisi critica è invece uno strumento potente.
Serve a setacciare ciò che è stato, a scartare il superfluo e a estrapolare il “meglio” — quella scintilla di bellezza e tecnica — per consegnarla come ispirazione  al proprio futuro.

COLATURE ROSSE

La forza della tradizione.
Spesso si teme che la parola “tradizione” sia sinonimo di vecchio.
Per me, e per chi guarda le mie opere, è l’esatto contrario.
La storia, le tecniche dei maestri e l’estetica classica sono ciò che infonde sicurezza e stabilità. 
In un mondo che cambia troppo in fretta, l’arte che affonda le radici nella tradizione offre un terreno solido su cui poggiare lo sguardo.
È un porto sicuro.

MELE VERDI
POLIPO

Due facce della stessa medaglia.
Tuttavia, la tradizione da sola rischierebbe di diventare un museo polveroso. Per questo, nel mio lavoro, la accosto a due concetti per me imprescindibili: evoluzione e contaminazione.

Vedo tradizione e innovazione come due facce della stessa medaglia:

  • La tradizione che ci dà l’alfabeto e la sicurezza della forma.
  • L’evoluzione e la contaminazione che ci permettono di scrivere parole nuove, contemporanee e più adatte al tempo che stiamo vivendo.

Senza la solida base del passato, l’evoluzione sarebbe fragile; senza il coraggio di contaminarsi con il presente, la tradizione sarebbe muta .

FUORI DAL GRUPPO

Una traccia di vita.
Perché faccio tutto questo? Perché mescolo pigmenti antichi con visioni moderne?
Il fine ultimo non è l’estetica fine a se stessa, ma consegnarti un ricordo che parli al tempo presente.

Voglio che chiunque guardi un mio quadro, da qualsiasi luogo o cultura provenga, possa rintracciarvi un frammento della propria esistenza. Una traccia di vita vissuta, un’emozione che riconosce come sua.

Il quadro diventa così un ponte: parte dalla storia, attraversa il mio studio e arriva a te, diventando custode di una memoria universale.
Quest’anno lavorerò così: con meno rumore e più ascolto, cercando quella “presenza giusta” che non occupa solo uno spazio sulla parete, ma un posto nel tuo quotidiano.